Incontri speciali…

“A Milano presi il treno e per buona parte del tragitto 
ebbi lo scompartimento  tutto per me.
Poi salì una ragazza”,
raccontava un giovane italiano cieco.
“L’uomo e la donna venuti ad accompagnarla dovevano essere i suoi genitori.
Le fecero molte raccomandazioni.
Dato che ero già cieco allora, non potevo sapere che aspetto avesse la ragazza,
ma mi piaceva il suono della sua voce”.
“Va a Trento?”, chiesi mentre il treno usciva dalla stazione.
Mi chiedevo se sarei riuscito a impedirle di scoprire che non ci vedevo.
Pensai: se resto seduto al mio posto, non dovrebbe essere troppo difficile.
“Vado a Rovereto”, disse la ragazza.
“Là viene a prendermi mia zia. E lei dove va?”.
“A Trento e poi a Madonna di Campiglio”, risposi.
“Oh, beato lei! Vorrei tanto andare a Madonna di Campiglio!
Adoro la montagna. Specialmente in ottobre”.
“Si, è la stagione migliore”, dissi,
attingendo ai miei ricordi di quando potevo vedere.  
“La maggior parte dei villeggianti se n’è andata,
e le strade sono silenziose e quasi deserte”.
Lei taceva, e mi chiesi se le mie parole l’avessero colpita,
o se mi considerasse solo un sognatore.
Poi feci un errore.
“Com’è fuori?” chiesi.
Lei però non sembrò trovare nulla di strano nella domanda.
Si era già accorta che non ci vedevo?
Ma le parole che disse subito dopo mi tolsero ogni dubbio.
“Perché non guarda dal finestrino?”,
mi chiese con la massima naturalezza.
Scivolai lungo il sedile e cercai col tatto il finestrino.
Era aperto, e io mi voltai da quella parte fingendo di studiare il panorama.
Con gli occhi della fantasia, vedevo i pali telegrafici scorrere via veloci.
“Ha notato”, mi azzardai a dire
“che sembra che gli alberi si muovano mentre noi stiamo fermi?”.
“Succede sempre cosi”, fece lei.
Mi girai verso la ragazza, e per un po’ rimanemmo seduti in silenzio.
“Lei ha un viso interessante”, dissi poi.
Lei rise piacevolmente, una risata chiara e squillante.
“E’ bello sentirselo dire”, fece.
“Sono talmente stufa di quelli che mi dicono che ho un bel visino!”.
“Dunque, ce l’hai davvero una bella faccia”,
pensai, e a voce alta proseguii:
“Beh, un viso interessante può anche essere molto bello”.
“Lei è molto galante”, disse.
“Ma perché è così serio?”.
“Fra poco lei sarà arrivata”, dissi in tono piuttosto brusco.
“Grazie al cielo. Non sopporto i viaggi lunghi in treno”.
Io invece sarei stato disposto a rimaner seduto lì all’infinito,
solo per sentirla parlare. 
Appena scesa dal treno, 
avrebbe dimenticato il nostro breve incontro;
ma io avrei conservato il suo ricordo per il resto del viaggio e anche dopo.
Il treno entrò in stazione.
Una voce chiamò la ragazza che se ne andò,
lasciando dietro di sé solo il suo profumo.
Un uomo entrò nello scompartimento, 
farfugliando qualcosa.
Il treno ripartì.
Trovai a tentoni il finestrino e mi ci sedetti davanti,
fissando la luce del giorno che per me era tenebra.
Ancora una volta potevo rifare 
il giochetto con un nuovo compagno di viaggio.
“Mi spiace di non essere un compagno 
attraente come quella che è appena uscita”,
mi disse lui, cercando di attaccar discorso.
“Era una ragazza interessante”, dissi io.
“Potrebbe dirmi… aveva i capelli lunghi o corti?”.
“Non ricordo”, rispose in tono perplesso.
“Sono i suoi occhi che mi sono rimasti impressi, non i capelli.
Aveva gli occhi cosi belli!
Peccato che non le servissero affatto… 
era completamente cieca.
Non se n’era accorto?”


Quanti incontri tra esseri umani sono così.
Per paura di mettere allo scoperto ciò che si è.
E così si perdono gli appuntamenti decisivi della vita.
Certi incontri accadono una volta sola…