La vera felicità…
C’era una volta un re che aveva un’unica figlia,
bella e virtuosa.
Il re non voleva che la sua unica figlia, buona ed intelligente,
finisse per sposare il primo figlio di re o principe che domandasse la sua mano.
Era giustamente preoccupato e brontolava:
“Questi giovani che sono stati educati nei palazzi, tra onori e ricchezze smisurate,
sono dei bambini viziati; ricercano solo il loro piacere,
e non sarebbero in grado di governare dopo la mia morte.
Quello che voglio è una persona degna di fiducia,
fosse anche un contadino o un operaio”.
Ma tutti quelli che facevano la fila davanti alla sua porta
per chiedere la mano della bellissima principessa o erano stupidi e vanitosi, o rozzi e scortesi,
o grandi intenditori di armi e cavalli, ma ignoranti e incolti.
Il re decise di cercare per sua figlia un buon artigiano,
un operaio, laborioso e previdente, che potesse prendersi cura di lei.
Iniziò perciò a girare nei cantieri, alla ricerca di un uomo laborioso,
simpatico e intelligente.
Davanti a ogni casa in costruzione chiamava il proprietario e il capomastro
perché gli indicasse qualcuno che facesse al caso suo,
un uomo che potesse diventare suo genero
e che fosse degno di ereditare un giorno il suo trono.
Un giorno il re passò davanti a una casa in costruzione
e vide dei giovani operai che trasportavano
mattoni su un’impalcatura.
Uno di loro attrasse la sua attenzione; andò a cercare il proprietario dell’edificio
e chiese informazioni su di lui.
“E’ un operaio che lavora per me senza ricevere il salario.
Mangia e beve alla mia tavola, dorme a casa in casa mia,
ma non riceve il denaro”, rispose il proprietario.
E continuò: “Suo padre era un mercante importante.
Quando morì mi doveva ancora centomila denari d’oro.
Allora ho preso con me il ragazzo e gli ho insegnato il mestiere.
Lavora dall’alba al tramonto, e in tal modo paga il debito del suo defunto padre”.
Il re allora gli disse:
“Ti pago tutto quello che ha mangiato e bevuto
e in più ti pago l’intero suo debito”.
Il proprietario accettò e ricevette
la somma proveniente dal tesoro del re.
Senza parlare, il re condusse il giovane muratore nel palazzo reale.
I servitori gli tolsero i suoi abiti dimessi e sporchi di calce.
Il barbiere di corte gli tagliò accuratamente barba e capelli.
I sarti gli prepararono su misura degli abiti ricamati,
poi un solerte maggiordomo lo guidò nella sala da pranzo,
dove gli fu servita una squisita cenetta.
Il giovane mangiò e bevve, ma si sentiva frastornato e a disagio,
per tutto quello che gli stava capitando.
I servitori del re lo condussero allora in una stanza del palazzo che era stata preparata per lui,
e il giovane cadde sul letto, stanchissimo, e si addormentò.
Il mattino dopo, il re fece chiamare nel suo studio il giovane muratore e gli disse:
“Mi sei piaciuto.
Voglio darti mia figlia in sposa.
Se vuoi sposarla, così com’è, bene.
Altrimenti ti farò uccidere.
Nella stanza accanto ci sono le mie guardie del corpo.
Se rifiuterai, ti incateneranno e ti taglieranno la testa”.
Il povero giovane non aveva scelta.
Perdere la vita, dopo tutto, gli sarebbe dispiaciuto assai.
Perciò rispose al re: “Accetto”.
Incominciarono i preparativi per le solenni nozze reali.
Il re invitò tutti i nobili del regno, i suoi ministri,
i fedeli vassalli e i notabili della città.
La festa cominciò tre giorni dopo e venne celebrata con molto fasto e splendore.
Il vino scorreva come acqua.
Tutti gli invitati si divertivano ed erano allegri e felici.
Lo sposo invece era triste e preoccupato.
“Come sarà la mia sposa?”
Forse è cieca o zoppa, forse muta o malata…
Perché il re mi obbliga a sposarla per forza?
C’è sicuramente una ragione!”.
Il povero giovane in era preda allo sconforto.
Con un certo batticuore attese la fine del ricevimento.
Finalmente tutti gli invitati fecero a casa e gli sposi rimasero soli.
Il giovane si rivolse alla ragazza: “Vieni, avvicinati”. Lei gli si avvicinò.
“Preparami qualcosa da mangiare” disse lui, tanto per metterla alla prova.
“Ho fame. Non sono abituato alla cucina del castello”.
Sorridendo, la figlia del re gli preparò una deliziosa macedonia di frutta e del latte.
Poi lui le disse: “Scrivi una lettera alla mia vecchia madre”.
E lei si sedette e scrisse la lettera.
Lui le disse ancora: “Raccontami una bella storia, mi piacciono le storie”.
E la figlia del re fece quello che le aveva chiesto suo marito,
già conquistato dal suo fascino e dalla sua intelligenza.
Nel giro di pochissimo tempo, insomma,
il giovane muratore scoprì che la moglie
che gli era stata imposta era praticamente perfetta.
Era bellissima, intelligente, brava massaia, buona e capace in tutto.
Il giovane si rallegrò molto che gli fosse toccata una sorte così.
Qualche mese dopo, il genero del re invitò tutti i ministri e i notabili del regno
e fece dare a palazzo reale una grande festa.
Era contento, allegro, felice.
Ballò tutta la notte, bevve del vino e mangiò frutti deliziosi.
Il re e i suoi ministri gli chiesero:
“Come mai eri così triste alle tue nozze e sei invece così felice ora?”.
Il genero ed erede del re rispose:
“Il re mi aveva costretto a sposare sua figlia,
minacciandomi di mettermi a morte se non avessi accettato.
Ho pensato: “Forse sua figlia ha un’infermità,
forse è cieca o zoppa”.
Ma ora che ho vissuto con lei per alcuni mesi,
so che possiede grandi virtù: è bella e buona.
Ecco perché la mia gioia è grande,
ho il privilegio di aver ricevuto una perla:
la figlia di un grande re, una moglie buona e fedele”
Nel Vangelo e negli insegnamenti della Chiesa esistono delle leggi,
degli obblighi che sembrano “imposti”.
Sul momento è difficile comprenderne l’utilità.
Sembra quasi che siano fatti apposta per togliere
quelle che riteniamo le “vere gioie” della vita.
Solo più tardi ci accorgiamo che tutto era in realtà
finalizzato a una felicità più grande e sicura,
che non avremmo mai potuto ottenere per altra via…





