Sto arrivando…
Le trincee della Prima Guerra Mondiale sono come ferite che deturpano la ruvida bellezza delle montagne.
Sono camminamenti butterati da cunicoli, rientranze, terrazzini,
bunker con la finestrella da cui entra un mozzicone di cielo,
ci sono i resti di un’avventura insensata: lattine arrugginite,
brandelli di coperte, sacchi, schegge di cassette e qualche vecchia mitragliatrice arrugginita.
In uno di questi bugigattoli, semisepolto fra ghiaia e rifiuti c’era un elmetto.
Un elmetto da soldato, brunito di ruggine, ammaccato.
E su quell’ elmetto uno sconosciuto soldato aveva inciso con un temperino:
«Mamma, se posso torno».
Né inni di vittoria, né minacce al nemico,
ma solo quella promessa alla madre, come una preghiera.
La vita, come la guerra, è gridare: «Mamma, se posso torno».
È la preghiera di ogni giorno: «Padre mio, sto arrivando…»

















