Perché piangi?

In un zona del deserto di Algeria, presso il villaggio di Tamanrasset, un eremita notò un uomo sdraiato sulla sabbia: accarezzava il suolo con una mano e vi teneva l’orecchio appoggiato sopra. Incuriosito da quello strano comportamento, l’eremita, domandò:
«Che cosa sta facendo?».
«Tengo compagnia al deserto e lo consolo per la sua solitudine e le sue lacrime». 
«Non sapevo che il deserto piangesse».
«Piange tutti i giorni. Ha un sogno: rendersi utile all’uomo e trasformarsi in un immenso giardino, dove poter coltivare cereali e fiori, e allevare pecore».
           «Le chiedo una cortesia – disse l’eremita –  Dica al deserto che svolge la sua missione assai bene: il suo spazio aperto, infatti, mi permette di capire quanto siamo piccoli di fronte a Dio.  Quando guardo la sua sabbia, immagino i milioni di persone che sono state create uguali, e penso che non sempre il mondo si è dimostrato giusto con ciascuna di esse. Le sue montagne mi aiutano a meditare. Quando vedo il sole sorgere all’orizzonte, la mia anima si colma di gioia, e io mi sento più vicino al Creatore»
         L’indomani mattina l’eremita incontrò l’uomo nello stesso posto e nella medesima posizione. «Ha riferito al deserto tutto ciò che ho detto?», domandò. L’uomo annuì.  «E, nonostante questo, il deserto continua a piangere?» «Sì. Adesso piange perché ha trascorso migliaia di anni pensando di essere completamente inutile e ha sprecato tutto questo tempo imprecando contro Dio e contro il proprio destino». 
         «Ebbene – disse l’eremita – gli dica che anche l’essere umano passa molti dei suoi giorni reputandosi inutile. Di rado scopre la ragione del suo destino e pensa che Dio sia stato ingiusto con lui».  «Non so se il deserto ascolterà queste giustificazioni», disse l’uomo. 
          «Allora è arrivato il momento di fare quello che faccio sempre io quando ho la sensazione che le persone abbiano perduto la speranza: pregare. Sì, pregheremo». Si inginocchiarono entrambi e pregarono. Il giorno successivo, quando l’eremita fece la camminata mattutina, l’uomo non c’era più. Nel luogo in cui era solito accarezzare la sabbia, il suolo appariva bagnato, giacché era sgorgata una piccola fonte.
      Nei mesi successivi, la sorgente si  fece più copiosa, e gli abitanti della città vi costruirono intorno un pozzo. I beduini chiamano quel posto il “Pozzo delle Lacrime del Deserto“. Dicono che tutti coloro che bevono quell’acqua riescono a trasformare la propria sofferenza in motivo di gioia.


La preghiera e l’amore ottengono l’impossibile
Non perdere la speranza: sei sempre amata/o da Dio