«Hai ancora me…»

Una donna, ancora giovane, precipitò in una terribile depressione.
Giorno dopo giorno, cominciò a rifiutarsi di uscire di casa;
alzarsi da letto divenne per lei una sorta di sofferenza sfibrante e mangiare una penitenza.
La luce del giorno le pareva fastidiosa.
Le finestre restavano chiuse e le tapparelle abbassate.
I pensieri più neri le turbinavano in testa e spesso invocava la morte come una sorta di liberazione.
Il marito, che l’amava teneramente, la circondava di affetto e di attenzioni, sempre più preoccupato e addolorato.
La convinse a farsi visitare dai più accreditati neurologi e psichiatri di mezzo mondo.
Gli esimi professori ordinavano medicine e sedute di analisi, crociere, vacanze.
Provarono tutto, senza alcun esito.
La donna sprofondava sempre più nel suo universo di tetraggine e malinconia.
Eppure il marito la guarì.
Con il suo semplice e disarmato amore e tre piccolissime parole.
Un mattino, le si avvicinò, la guardò con le lacrime agli occhi e disse:
«Hai ancora me».


Quando  nella vita tutto sembra andare male e
le lacrime prendono il posto del sorriso,
Dio si avvicina e ti sussurra in un orecchio: “Hai ancora me…”