Un cuore che diventa casa…
Quando il vecchio bar del quartiere chiuse, nessuno se ne accorse davvero. Solo Tommaso, che ci passava ogni mattina, si fermò davanti alla serranda abbassata. Non era un luogo speciale: caffè normale, sedie scomode, luci un po’ stanche.
Qualche giorno dopo, mentre cercavano un nuovo responsabile per il centro educativo, si presentarono in molti con curriculum impeccabili. In mezzo a loro c’era Paolo, che non portò nulla con sé.
Si sedette e posò sul tavolo una chiave arrugginita: era la chiave di quel bar ormai chiuso. Disse solo che l’aveva conservata perché quel posto, seppur modesto, aveva saputo far sentire la gente a casa.
Tommaso lo guardò per un istante, come si contempla qualcosa che non ha prezzo. E lo scelse. Perché certe anime non edificano grandi opere: custodiscono spazi in cui respirare. E questo, senza che neppure lo sappiano, trasfigura la vita degli altri.
Non sono le grandi strutture a salvare l’uomo,
ma il cuore che sa farsi dimora accogliente per chi è solo.
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me,
che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»
Vangelo Matteo 11, 28-30
«Tu non sai quale bene può fare un sorriso dato per amor Mio,
un semplice sguardo di dolcezza,
un piccolo rifugio che offri a chi è smarrito.
Ama le piccole cose quotidiane:
metti amore lì dove non ce n’è, e raccoglierai Me.»
(Gabrielle Bossis – Lui e Io – Diario intimo di una mistica del novecento)
«Nostro Signore non guarda tanto alla grandezza delle nostre opere,
e nemmeno alla loro difficoltà, quanto all’amore con cui le compiamo.»
(Santa Teresa di Lisieux)



