Fare il bue e l’asino…

Mentre Giuseppe e Maria erano in viaggio verso Betlemme,
un angelo radunò tutti gli animali per scegliere i più adatti 
per aiutare la Santa Famiglia nella stalla.
Per primo, naturalmente, si presentò il leone:
“Solo un re è degno di servire il Re del mondo”, ruggì,
“io mi piazzerò all’entrata e sbranerò 
tutti quelli che tenteranno di avvicinarsi al Bambino!”.
“Sei troppo violento” disse l’angelo.
Subito dopo si avvicinò la volpe.
Con aria furba e innocente, insinuò:
“io sono l’animale più adatto.
Per il figlio di Dio ruberò tutte le mattine il miele migliore e il latte più profumato.
Porterò a Maria e Giuseppe tutti i giorni un bel pollo!”.
“Sei troppo disonesta!”, disse l’angelo.
Tronfio e splendente arrivò il pavone.
Sciorinò la sua magnifica ruota color dell’iride:
“io trasformerò quella povera stalla in una reggia
 più bella del palazzo di Salomone!”.
“Sei troppo vanitoso” disse l’angelo.
Passarono, uno dopo l’altro, 
tanti animali ciascuno magnificando il suo dono.
Invano.
L’angelo non riusciva a trovarne uno che andasse bene.
Vide però che l’asino e il bue continuavano a lavorare, con la testa bassa, 
nel campo di un contadino, nei pressi della grotta.
L’angelo li chiamò: “E voi non avete niente  da offrire?”.
“Niente”, rispose l’asino e afflosciò mestamente le lunghe orecchie,
“Noi non abbiamo imparato niente oltre all’umiltà e alla pazienza.
Tutto il resto significa solo un supplemento di bastonate!”.
Ma il bue, timidamente, senza alzare gli  occhi, disse:
“Però potremmo di tanto in tanto cacciare le mosche con le nostre code”.
L’angelo finalmente sorrise: “Voi siete quelli giusti!”.


Il racconto suggerisce che anche l’asino ed il bue 
della stalla di Betlemme rappresentano virtù particolari:
l’umiltà, la mansuetudine,la pazienza.
Tutte le virtù che il mondo prepotente dei nostri tempi ha dimenticato