Pregare nella natura…

C’era una volta un santo, tanto tanto santo, magro magro,
allampanato e sempre vestito con un ampio saio bianco.
Si chiamava Bruno, ma era così buono che tutti lo chiamavano «san» Bruno.
La cosa che piaceva di più a san Bruno era parlare con Dio e perciò passava il giorno e gran parte della notte in preghiera.
San Bruno si era costruito una capanna in una vallata selvaggia tappezzata di boschi e cespugli arruffati.
E, ahimè, anche di qualche stagno.
E gli stagni sono popolati di rane.
Così, quando san Bruno si immergeva nella preghiera appassionata della sera,
attraverso le finestre arrivava il -cra-cra » incessante e ossessionante delle rane.
San Bruno cercava di concentrarsi nella preghiera,
ma le rane instancabili si davano il cambio e non smettevano mai.
Sempre più irritato, una sera si affacciò alla finestra e gridò: «Silenzio! Sto pregando!».
Immediatamente, i boschi e gli stagni piombarono nel silenzio, come un fuoco che si spegne,
e la capanna di san Bruno fu avvolta da un silenzio profondo e ovattato.
«Oh, finalmente!» sospirò san Bruno.
Rospi e rane non facevano più il minimo rumore, gli aironi guardavano la finestra della capanna con il becco chiuso, le mosche e le zanzare non osavano decollare dalle foglie su cui si erano posate e perfino il venticello della sera taceva.
Soddisfatto, il santo riprese la sua preghiera.
Ma non era contento, si sentiva a disagio.
E chiara, all’interno della sua preghiera, sentì una voce che diceva:
«E se a Dio il canto delle rane piacesse più delle tue preghiere?»,
Sorpreso e turbato, il santo rispose:
«Ma come può Dio trovare piacevole il gracidare delle rane o il ronzio delle zanzare?
O qualsiasi altro rumore? E poi, perché mai Dio ha creato il rumore?».
In preda a questi interrogativi, san Bruno si affacciò di nuovo alla finestra e, pentito, disse:
«Vabbè! Fate come volete».
Tutto ricominciò come prima.
Insetti e rane riempirono di un ritmo dolce il silenzio della notte.
Le orecchie di san Bruno non opposero più resistenza e quello che prima gli pareva un ignobile fracasso gli sembrò improvvisamente una musica incantata e stupenda che avvolgeva tutto.
Pieno di stupore, il santo sentì che il suo cuore batteva all’unisono con l’universo.
E che il bosco, il cielo, i cespugli, il vento e le creature piccole e grandi della terra erano una meravigliosa preghiera.
Da quella sera, san Bruno divenne famoso come«il santo che prega con le rane».


Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?

(Salmo 8)


“Lontano all’orizzonte potevamo vedere le grandi montagne … la vista di queste bellezze ha lasciato una profonda impressione nei miei pensieri; mi sembrava di iniziare già a capire la grandezza di Dio e le meraviglie del cielo”
( S.Teresa di Gesù Bambino)